Arrivo a casa

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Guardate questo piccolo mostriciattolo. Un po’ strabico e con un collarino rosa. Direste mai che questa apparente femminuccia un po’ bruttina sia in realtà io? 

Invece è proprio così: questo piccolino che due mani anonime tengono sospeso in aria sono proprio io, Seba, nato da pochi giorni. Ho passato le prime settimane tra i miei fratelli e alcuni umani che si prendevano cura di tutta la cucciolata. A circa due mesi, Martina è venuta a prendermi in clinica. La sentivo che era emozionata e anche io lo ero, molto, talmente che mentre eravamo in macchina ho vomitato nel trasportino. Era tutto molto nuovo per me. Non sapevo chi fosse Martina, non sapevo dove mi stava portando, e soprattutto mi aveva allontanato da mia madre e dai miei fratelli. Con queste premesse poteva forse succedere qualcosa di buono?

Quando si è fermata la macchina, Martina mi ho preso in braccio e mi ha portato in un palazzo, poi su per delle scale e poi mi ha lasciato per terra su un pavimento bianco e freddo. Dovevamo essere arrivati, quella doveva essere la mia nuova casa.

Appena entrato in casa, ho iniziato a sniffare ovunque e a fare anche un po’ di pipì, così da avere un odore familiare a cui fare riferimento. Non era così male quel posto, c’erano tante cose che non avevo mai visto, e odori mai sentiti prima, ma la cosa che rendeva tutto speciale era lei, Martina. Nonostante mi avesse tolto dalla cucciolata e nonostante la paura, però vedevo che stava cercando di fare il possibile per farmi sentire amato. Mi aveva riempito di oggetti per giocare, era piena di peluche da mordere, e mi dava tutto l’amore possibile, stringendomi spesso a lei e accarezzandomi piano. C’era tantissimo amore in quella ragazza che fino ad allora aveva vissuto da sola, e tutto questo amore lo riversava su di me.

Le mie paure sono andate sempre più a diminuire, finché ho iniziato a sentirmi a mio agio in quella nuova vita. Anche andare fuori con lei, prendere le macchine, conoscere i suoi amici umani. Era tutto molto interessante.

Mi ricordo i primi mesi non avevo molto controllo della vescica e intestini, per cui tutti i bisogni finivano sul tappeto (mi piaceva la sensazione morbida) e pochissime volte sul pavimento. A volte capitava che Martina lanciasse un urlo o facesse uno sbuffo, chiaramente scocciata, ma mai rivolto verso di me; devo dire che nonostante io fossi chiaramente la sua prima esperienza di convivenza animale, è stata molto paziente e comprensiva, non mi ha mai sgridato, almeno non inutilmente.

Certo anche io sono stato molto paziente fin dall’inizio, permettendole di manipolarmi come voleva. Un ammontare esagerato di coccole non fa sempre un gran piacere. Con il tempo lo ha capito pure lei!

Ci siamo trovati subito lei e io. Non ci saremmo mai più lasciati.

Quella casa era anche la mia casa, il mio nido, il mio posto sicuro, dove niente di male mi sarebbe potuto mai accadere, se non altro finché c’era Martina a prendersi cura di me. 

Questo primo arrivo è stato un piccolo tassello di un’avventura non-stop che dura fino a oggi: dal trasloco tra continenti, all’arrivo in Italia, alle numerose escursioni, la new entry in casa e il viaggio fatto insieme, e ancora molto altro. Girate per il sito e leggete di più.  

           

 

 

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