La mia storia

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Guardate queste foto.

Non lo credereste se avete visto qualche mia foto recente, ma quella cagnetta spaventata, panzona e con il pelo così opaco ero proprio io. Nara, così mi chiamo ora.

Questo nome mi è stato dato da Martina, prima so che mi chiamavano Nicol e ancora prima… Non mi chiamavano. Ho pochi ricordi chiari della mia infanzia, ho solo sensazioni, istinti, paure. Mi agito e mi impaurisco per motivi che a volte non sono chiari nemmeno a me. Martina non sa, non sono sicura nemmeno che riesca a immaginare quello che ho passato. Non sa perché ho impiegato 3 mesi per imparare che cose svolazzanti non possono farmi del male; non sa perché ancora adesso quando sento il rumore del cartone che si rompe vado a nascondermi; ma soprattutto non sa perché tutte le volte che vedo un umano scarto dalla mia direzione e giro come una trottola, correndo in tutte le direzioni, in cerca di rifugio, e se proprio non riesco a nascondermi, abbaio, cercando di allontanare il bipede. Adesso mi sento sicura a casa di Martina, e se viene qualche umano non scappo più come prima, ma mi avvicino piano piano, se si siede sul divano a volte addirittura mi ci appoggio. Fuori di casa però ho ancora paura di quello che potrebbe succedere. Sento che a volte Martina se ne dispiace, a volte un po’ si dispera, vorrebbe portare me e Seba in città, in paesi o in luoghi con gente, in realtà vorrebbe portarci ovunque, ma al momento ancora non riesco a essere del tutto aperta e fiduciosa.

So bene che ora c’è lei che mi protegge, mi difende e si prende cura di me, ma per tanto tempo non c’è stato nessuno. Lei non sa che quelli che mi avrebbero dovuto proteggere quando ero piccola, sono presto diventati i miei aguzzini. Prima del canile erano maltrattamenti, urla, botte con oggetti o a mano nuda. C’era chi dava da mangiare a me e alle altre due cagnoline che stavano con me, ma non uscivamo mai dal piccolo recinto sporco in cui eravamo rinchiuse. Non so cosa volessero farsene di noi e non riesco a capire perché fossero così arrabbiati e violenti, come se noi avessimo rovinato la vita di queste persone solo esistendo. Un giorno, per la furia che hanno messo nel malmenarci, una delle cagnoline è morta, non ha resistito alle bastonate. Improvvisamente quegli esseri, che definirei mostri più che umani, hanno avuto una sorta di crisi di coscienza, se avevano poi una coscienza; o forse è stato un improvviso moto di sensi di colpa; sia perché sia, hanno preso me e l’altra cucciola e ci hanno portate ad un rifugio, la Fondazione Prelz a Campagnano. Lì, mi hanno dato il nome Nicol e hanno iniziato a prendersi cura di me. Avevo tanta paura, tanta che tutte le volte che mi mettevano sulla lastra del veterinario non riuscivo a controllare nessuno stimolo e finivo per sporcare tutto e tutti. Avevo paura perché era tutto nuovo e sconosciuto, e non ero abituata alle carezze di gente che non aveva brutte intenzioni, sembrava volermi bene. Subito ho pensato che qualcosa di migliore sarebbe arrivato.

Una piccola nota, per il famoso #adoptdontshop: sono d’accordo che non sia un assoluto, ma se non avete necessità pratiche per cui acquistare un cane, pensate alla possibilità di adottare. Io ne sono uscita, ma ci sono tantissimi cani rinchiusi in canile, alcuni invecchiano e muoiono in un box, con quel poco amore che le instancabili, ma poche, in rapporto alla necessità, volontarie riescono a donare. Se non potete/volete adottare, anche fare uno stallo è un aiuto sia per i canili che per i cani, che rinasceranno pieni di speranze, grazie all’esperienza famigliare che li farete vivere, e un cane felice è più facile da adottare.

Se non sapete da dove iniziare a cercare, provate a navigare su amiciconlacoda.com, il sito di riferimento della Fondazione Prelz, da dove vengo io.

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