La Valle del Sorbo

 

Zone gialle, arancioni, arancioni scure, rosse: da quando sono tornata in Italia non ci si capisce più niente tra colori, chiusure e limitazioni di movimento.

Come provo a fare in tutte le situazioni negative, anche in questo caso ho cercato di trovare il lato positivo, che per me è stato quello di riscoprire la regione Lazio.

Ho lasciato Roma a 23 anni e prima di allora non avevo girato tanto nei dintorni della città, perché usavo ogni momento libero per andare a vedere “il mondo”, aka altre regioni italiane o al massimo qualche città europea; quindi tornare e avere i movimenti limitati mi ha “costretto” a conoscere moltissimi posti nuovi più o meno distanti dalla capitale.

Uno dei posti che ho riscoperto si trova alle porte di Roma ed è anche uno dei luoghi della mia infanzia, ovvero il Parco di Veio, in particolare la Valle del Sorbo.

Il Parco di Veio è stato istituito nel 1997 e con i suoi 15.000 ettari è la quinta area protetta più grande del Lazio. In tutta la sua estensione, tra la via Flaminia e la via Cassia, il parco include ben nove comuni: Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Formello, Magliano Romano, Mazzano Romano, Morlupo, Riano, Sacrofano ed il XX Municipio del Comune di Roma.

In ogni angolo del parco si trovano molti dei paesaggi caratteristici del Lazio etrusco: forre tufacee e pascoli frequentati dalle vacche maremmane, boschi e coltivi, fossi e torrenti, aree archeologiche e, ai margini, piccoli paesi tranquilli.

La Valle del Sorbo si estende tra Campagnano di Roma e Formello, ed è la méta vicino casa che preferisco, per i numerosi percorsi che si possono fare e per la ricchezza e la varietà del paesaggio: altopiani tufacei dolcemente ondulati coperti da boschi si contrappongono ad ampi pascoli dove vivono indisturbate vacche maremmane e cavalli allo stato brado. Come tutti i posti in cui vado, cerco di evitare i weekend o i giorni di vacanza, perché data la vicinanza a Roma e la relativa semplicità dei percorsi e del territorio, la valle si affolla facilmente di famiglie con (o senza) bambini al seguito, i cani devono stare quindi al guinzaglio; nonostante ciò, data la vastità della valle, se si gira un po’, si riesce quasi sempre a scovare un angolo solitario, dove i cani possono scorrazzare liberi.

Il percorso più battuto e famoso della Valle è quello che porta alla Mola di Formello, facile e relativamente breve (un paio di chilometri A/R).

Per arrivare all’inizio del percorso si può entrare in macchina nella Valle seguendo le indicazioni per il Santuario della Madonna del Sorbo sia da Campagnano che da Formello.

Partendo da Campagnano e seguendo le indicazioni si arriverà di fronte all’ingresso del Santuario, quindi si gira a destra prendendo una discesa asfaltata ed entrando poi nel cancello del parco, dove la strada prosegue sterrata. A questo punto si può proseguire in macchina o lasciarla e proseguire a piedi, l’importante è seguire la strada fino a un grande spiazzato. Sulla sinistra ci si trova una statua color ruggine di due sedie giganti che formano un arco, mentre sulla destra inizia la carrareccia che lascia a destra un recinto per il bestiame, e scende per i bellissimi prati della Valle del Sorbo.

Per arrivare a questo punto da Formello si seguono sempre le indicazioni per il Santuario e circa duecento metri dopo il cartellone di benvenuto nel parco si trova sulla destra la statua gigante delle sedie e sulla sinistra la carrareccia.

Da qui bisogna seguire sempre la strada, che costeggia il fiume Valchetta, fino a trovare un ponte di legno da attraversare; quindi si continua a costeggiare il fiume. In un giorno di quiete a questo punto già si dovrebbe sentire il rumore delle cascate, ma se non si sente basterà proseguire per un centinaio di metri per arrivare sul ponte di pietra al di sopra delle cascate. ATTENZIONE! Il ponte è pericolante, per cui non si indugi troppo e si prosegua nel bosco scendendo ai piedi delle cascate.

Un percorso facile, veloce e adatto a tutti che condurrà in un bosco incantato.

Un’ultima menzione va al Santuario della Madonna che veglia sulla pacifica vallata. La costruzione nasce come castello probabilmente in difesa dei Saraceni, ma nel 1427 era già in stato di abbandono, e così Martino V permise ai Frati del Carmelo di erigere un monastero presso la chiesa primitiva dedicata a Beatae Mariae Castri Sorbi, che divenne un Santuario di pellegrinaggio dedicato alla Madonna. Il culto mariano, è stato probabilmente rinvigorito attraverso la leggenda che narra di un guardiano privo di una mano che usava pascolare i maiali nella Valle del Sorbo. Un giorno, cercando una delle scrofe che si era allontanata, la ritrovò presso un albero di sorbo, dove gli apparve la Madonna. La Vergine, facendo ricrescere la mano al giovane, gli disse: “Vai e convinci i tuoi paesani a costruire un santuario su questo colle. Chi verrà qui in processione avrà la mia grazia. Se non ti credono mostra loro la tua mano”. (fonte)

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