Lagustelli di Percile

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Le belle domeniche sono quelle in giro con gli amici, anche se non sempre si riesce a trovare un posto vuoto, noi siamo state fortunate più di una volta, e anche di questo itinerario non ci possiamo lamentare più di tanto.

Qui vi racconto di una domenica di febbraio particolarmente calda, in cui sono andata ai laghetti di Percile con gli amici di Vivere Outdoor, Roberta e i suoi bellissimi cani Amon e Naima, ormai (quasi) migliori amici di Seba e Nara.

Partendo da Campagnano, ho fatto la stessa strada che si fa partendo da Roma: autostrada A24 Roma-L’Aquila, uscita Vicovaro Mandela. Usciti dal casello (pregate di non trovare i lavori, perché l’uscita è a una corsia, subito dopo c’è il casello e si formano code in un attimo), seguite prima le indicazioni per Tivoli, poi per Licenza e Percile. Dopo circa 30 minuti di curve, in cui bisogna stare attenti a schivare pedoni e ciclisti, si arriva a Percile, un borgo molto carino, pulito e curato, la cui origine risale probabilmente già all’epoca dei romani.

Per arrivare ai Lagustelli ci sono due possibilità, che dipendono fortemente dalla vostra voglia di camminare e condizioni generali in cui andate:

  1. Lasciate la macchina a Percile, visitate il paese (all’andata o al ritorno, ma già che ci siete ne vale la pena) e poi proseguite a piedi sulla sterrata in salita fino al cancello della forestale (circa 5km), da cui poi si prosegue per i Lagustelli.
  2. Attraversate il paese in macchina e proseguite sulla sterrata, fino ad arrivare nei pressi del cancello della forestale, che non si può attraversare in macchina ma solo in bici, a piedi o a cavallo.

Roberta e io per non farci la stretta sterrata, al sole, a piedi con i cani e le macchine che passavano, ci siamo trovate a circa un chilometro dal cancello di ingresso, dove abbiamo parcheggiato la macchina.

Dal cancello della forestale abbiamo proseguito sempre dritte, superando boschi e pascoli cespugliati, inframezzati da prugnoli, biancospini, rovi e rose selvatiche.

Proseguendo ancora dritti sul sentiero si arriva a un capannone, che divide un bivio: noi abbiamo preso la strada sulla sinistra, per così fare un anello e tornare al capannone dalla strada che ci trovavamo sulla destra. Andando avanti, dopo circa 4km dal cancello d’ingresso, siamo arrivate al Lago Fraturno, il più grande e il più bello dei Lagustelli, caratterizzato da una vegetazione di salici, canne palustri e brasca arrotondata. Quel giorno, in seguito alle copiose piogge dei mesi precedenti, il lago era particolarmente alto, e rimaneva solo un lembo bagnato di sabbia, su cui ci siamo riposate per un’oretta, approfittando per goderci un gustoso pranzo di cibo fatto in (e portato da) casa. Ripreso il cammino, abbiamo proseguito la strada ad anello sbucando all’altezza del capannone e poi di nuovo sempre dritti sulla stessa strada dell’andata.

Tornando abbiamo incontrato molta più gente, sia civile che no, e molti cani, sia al guinzaglio che no, rendendo chiaro il fatto che ai Lagustelli la gente tende ad arrivare nel primo pomeriggio, forse perché fa il percorso più lungo.

Come ultima tappa di foto e di riposo, ci siamo fermate sul pratone dei fontanili: un ritorno alla realtà della domenica, con gente che giocava a frisbee o a pallone, gente che faceva ginnastica, che meditava, che semplicemente passeggiava con cani e passeggini.

Non nego che ho provato un po’ di disappunto passando da una situazione di “natura selvaggia incontaminata dall’essere umano” a “una domenica pomeriggio a Villa Pamphili”.

In conclusione: una bella escursione da fare con i cani, che troveranno abbondante copertura dal sole e acqua da bere, ma non il week-end.

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