Monte Capanne

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Il bello di viaggiare con amiche diverse da te, è scoprire posti dove altrimenti non saresti mai andata, tipo le montagne. Io non sono una grande amante della montagna, ma la mia amica Francesca è un vero stambecco, non ne potrebbe fare a meno, così siamo andate in escursione sul Monte Capanne, la vetta più alta dell’isola, con 1019m.             

L’itinerario richiede tre ore di cammino e può essere effettuato durante tutto l’anno. Si parte dalla quota di 355 m (Marciana) e si raggiungono i 702m al bivio della Stretta.

Normalmente si partirebbe dalla parrocchiale di Santa Caterina, salendo subito alla piazza della Gogna a Marciana che si può raggiungere con un autobus di linea, ma noi che siamo arrivate in macchina, abbiamo parcheggiato alla stazione della cabinovia, e, casualmente, abbiamo fatto un tratto di verticale direttamente sotto i fili della cabinovia, tra alberi caduti e grandi rocce granitiche. Nonostante l’esperienza sia stata piuttosto avventurosa e ci abbia fatto tagliare un bel pezzo, però è stata un errore e non lo consiglierei come percorso, soprattutto a chi, come me, è poco allenato.

Finita la verticale e raggiunto il sentiero, abbiamo visto il Romitorio di San Cerbone, un luogo di culto, la cui origine si fa risalire all’arrivo sull’isola del vescovo di Populonia, Cerbone, nel VI secolo.

Proseguendo per il sentiero a destra del romitorio, si entra in un bosco, che si percorre per circa 600 metri, per poi trovarsi davanti una bellissima vista di Poggio e Marciana Marina. Dopo poco di rientra in una lecceta e si inizia a salire, continuando il sentiero n. 1, fino a un quadrivio da cui si prende il sentiero 6GTE (Grande Traversata Elbana).

Si prosegue un po’ in piano fino a raggiungere un bivio: proseguendo il sentiero n.6 si discende verso Marciana; mentre prendendo il n. 28 si sale fino a quota 702m. Per amore di Francesca (che si trovava già un bel pezzo avanti rispetto a me e ai cani), abbiamo proseguito sul sentiero n.28 e al bivio dei 702m abbiamo preso a destra per continuare a salire, fino in cima e fino alla cabinovia. L’ultimo tratto di percorso è stretto con grandi rocce lastricate e poca copertura. Se non si è abituati a percorsi di montagna, bisogna fare attenzione, soprattutto quando c’è vento.

Finalmente, dopo quello che mi è sembrato uno sforzo disumano, aggravato dallo zaino e dai cani che vanno tenuti rigorosamente al guinzaglio sia per proteggere la fauna locale sia per la gente che percorre il sentiero, che non è poca, abbiamo raggiunto la cima, Francesca… e la cabinovia! Per scendere abbiamo preso la cabinovia insieme ai cani, senza troppi problemi: Seba si è piazzato in braccio con le unghie nella pancia e Nara si è sdraiata per terra, tranquilla. Ovviamente non tutti i cani sono in grado di sostenere l’altitudine e il movimento della cabinovia, ma se sono cani sicuri ed equilibrati dovrebbero farcela tranquillamente.

Per il resto, il percorso di oggi è stato apprezzato anche da loro, con i numerosi odori, l’ombra e i diversi terreni. La regola dell’acqua vale anche in questo caso: portatela, per voi e per loro, perché non si trova.

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