Seba & Nara: the couple!

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Sono da poco arrivato in questo paese sconosciuto, mi sto finalmente ambientando nell’appartamento nuovo, ed ecco che iniziamo a fare avanti e indietro verso una casa vuota con un giardino grande che sembra una giungla. Che vorrà fare Martina? Perché mi porta così spesso in questa casa? Vorrà dirmi qualcosa? Pensavo che dopo il viaggio della speranza non avrei dovuto più pormi tutte queste domande, ma evidentemente l’avventura non è finita.

Come se non bastasse, è già qualche settimana che andiamo a visitare un posto pieno di cani chiusi in recinti; sembrano soli, tristi, abbaiano sempre. Tutte le volte che andiamo, mi vien paura che Martina voglia lasciarmi qui, invece dopo avermi chiuso in uno dei recinti, torna sempre con una cagnetta nera e super spaventata. Per calmarla a volte le salto sopra e la mordicchio: devo farle capire che va tutto bene (e che sono io il boss). Altre volte Martina mi porta in questo posto, mi lascia in un recinto e se ne va in un altro con la cagnetta nera. Vedo Martina che cammina e chiama “Nara”, che immagino sia il nome della cagnetta, che corre come una pazza da una parte all’altra del campo, fuori di testa, non capisco perché stiamo perdendo tempo con lei. Ci sono alcune volte in cui Martina mi lascia a casa, e quando torna odora di mille odori: cani, erba, quella casa dove ogni tanto mi porta. Ancora non capisco cosa succede.

Ci sono dei giorni in cui vedo che prende delle cose dalla casa in cui ci troviamo, esce e torna senza niente in mano. Un giorno poi arriva uno dei nuovi amici, conosciuto durante le nostre passeggiate, e carica su una macchina quasi tutto quello che avevamo in casa, incluso un mobiletto. Questa volta inizio a piagnucolare tanto che Martina mi porta con lei.

Saliamo in macchina e dopo un breve viaggio arriviamo in quella casa vuota dove ero stato qualche volta, solo che non è più vuota: ci sono tutte le cose che avevamo nell’altra casa e anche mobili mai visti prima. Quella sera torniamo nella casa in paese, ma ormai ho capito che la nostra nuova casa sarà quella con il grande giardino, e sono felice come una pasqua!

Ero appena arrivata in questo nuovo posto, la Fondazione la chiamavano, e passavo le giornate con la mia compagna di box a giocare sulla terra nuda. Ogni volta che si avvicinava un umano, correvo in fondo al quadrato e facevo di tutto per non farmi prendere, finché è arrivata lei. Martina. Anche da lei all’inizio non mi facevo prendere, correvo a zigzag, andavo indietro, finché non mi riducevo all’angolino e lei mi poteva mettere a corda. La prima volta è venuta con un cane giallo, che subito ha provato a mettermi sotto, ma io sono stata furba, mi sono seduta e non gli ho detto niente. Ho visto che però l’umana lo spostava, cercava di aiutarmi. Si capiva che non era una che lavorava in canile, ma non capivo cosa volesse da me. È venuta più e più volte in canile: mi portava a passeggio, mi lasciava in campo e se ne camminava in giro o si sedeva. Piano piano ho iniziato a fidarmi, e quando veniva a prendermi nel box non scappavo più in fondo, ma mi mettevo a terra pancia all’aria, così poteva mettermi quel coso al collo e la corda per portarmi fuori. Una volta è venuta, e invece di portarmi a passeggio, mi ha fatto salire su una macchina e abbiamo fatto un giro. Mi ha portato in un posto con un sacco di gente (4 persone NdM – Nota di Martina) e lì ho avuto davvero paura: tutti che mi guardavano, che parlavano, che mi volevano toccare. Un incubo! Quando siamo tornate alla macchina sono salita in un lampo, e non sarei più voluta scendere; invece siamo tornati al canile e mio malgrado mi ha lasciato ancora lì. Un’altra volta è tornata con il cane giallo, e ci siamo messi tutti in macchina, anche la ragazza che parla con i cani (l’educatrice Rita, NdM) che consigliava a Martina cosa fare, e siamo andati in una casa nuova. Non so cosa facessimo lì, ma c’era un bel giardino, ho giocato con il cane giallo, di nome Seba, e poi mi sono messa a terra dentro casa, vicino a dove stavano mangiando le due umane. Meno male che in Fondazione ci eravamo esercitate a interagire con gli spazi interni e/o chiusi, altrimenti non so se sarei riuscita a entrare. Martina mi sembrava molto contenta di come stavano andando le cose e il cane giallo era simpatico, anche se a volte provava a fare il gradasso, ma lo vedevo tranquillo e avevo capito il legame fortissimo che aveva con quell’umana, quindi tanto male non doveva essere.

Ancora una volta siamo tornate in canile, ma quella volta intuivo sarebbe stata l’ultima.

Prima di trasferirci definitivamente, dormiamo ancora qualche giorno nella casa vecchia, ma passiamo le giornate in quella nuova. Mi sono già abituato a questa vita all’aria aperta, non so cosa stia aspettando Martina. Un giorno torniamo in quel posto con i recinti, ma invece di scendere noi, salgono in macchina la signora dei cani e la cagnetta nera. Che dobbiamo fare ancora? Andiamo tutti nella casa nuova, le umane pranzano e io approfondisco la conoscenza con Nara, mi sembra simpatica, ma meglio non darle troppa fiducia.

Finito di mangiare le riportiamo in canile e noi torniamo nella casa in paese, che ormai è fredda e semi-vuota.

Il giorno dopo, senza nessun preavviso, anzi in fretta e furia, Martina prende me e quello che rimaneva delle sue cose e corre nella nuova casa. È fatta! Siamo qui ora e non torneremo più nella casa piccola e senza giardino. L’unica cosa che speravo è che i cambiamenti fossero finiti, ma non passano 24H che Martina mi mette di nuovo in macchina, mi porta in canile e torniamo a casa con la cagnetta nera. Solo noi tre. Sembra definitivo o è forse un altro stallo? Se ne andrà di nuovo? Anche se gioco a fare il duro, la speranza è che quella simpatica cagnetta spaventata rimanga in famiglia, ma non lo so, per il momento smetto di farmi mille domande e mi godo il sole, il giardino e la nuova compagna.

 

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