LA SEBASSEIDE – Parte Seconda

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Il suono di quella mano che sbatte sul tettuccio rimbomba ancora nelle mie orecchie, mentre il portone del furgone si chiude, il motore si avvia e inizio a sentire che ci spostiamo.

La sensazione è che la macchina si muova con velocità e noncuranza delle regole, spostandosi a destra e sinistra; sento il trasportino, che non è fissato, scivolare da una parte all’altra. Andiamo avanti per ore, non so bene quante, ma sicuramente tante. Un po’ cerco di dormire, ma la preoccupazione è troppa e il sonno intermittente e leggero. Quando finalmente ci fermiamo è l’alba, vedo il sole spuntare. I ceffi cinesi dividono i trasportini in varie stanze e io mi ritrovo con Mason in uno stanzone gigante e vuoto. Dopo poco vengono due persone che ci fanno uscire al guinzaglio per fare espletare i vari bisogni e per sgranchire un po’ le zampe. I ceffi si rivelano essere degli omoni affabili e gentili. Durante la passeggiata non fissano il cellulare, ma parlano tra di loro e controllano che noi facciamo tutto quello che dobbiamo fare.

Tornati nello stanzone ci lasciano liberi di girare e annusare, non ci rimettono nel trasportino. Mi inizio a rilassare un po’. Non ho voglia di giocare, ma almeno non sto più in quella scatola, e magari ora arriverà Martina. Con questo pensiero mi rilasso e dormo un po’.

I giorni passano e io mi convinco che questa sia un’altra pensione, non bella come Kung Fu Dog, ma nemmeno terribile. Mi fanno mangiare, uscire, giocare, dormire. Mi sto abituando e sono fiducioso che prima o poi Martina tornerà a prendermi. Deve avere avuto dei contrattempi. Ormai però so che Martina torna sempre, indipendentemente da dove sono.

All’improvviso un giorno, mi hanno preso e rimesso nel trasportino, come al solito senza troppa cortesia o gentilezza. Di nuovo in macchina, in movimento. Cosa succede? La macchina va per qualche ora, poi sento il guidatore che urla qualcosa al telefono e sterza improvvisamente, tornando indietro. Ancora poche ore e ci ritroviamo esattamente da dove siamo partiti. Perché abbiamo fatto questa uscita in macchina?

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