La storia di Orso

Vedete questo piccolo cagnetto schiacciato all’angolo della cuccia? Seba sembra un gigante in confronto. Eppure questo cagnetto che così piccolo è stato abbandonato su una strada di Shanghai, in pochi mesi sarebbe diventato un bestione di 70kg, felice e contento di stare in Italia.

Ma andiamo per ordine.

Un giorno come un altro, camminavo con Seba vicino casa, quando è squillato il telefono. Era Stefano, un amico romano che abitava a Shanghai. La chiamata era per chiedermi di aiutarlo a dare in adozione un pastore del caucaso, trovato abbandonato per strada, era stato preso e portato in una clinica veterinaria da una ragazza che non se ne sarebbe potuta fare carico.

Il pastore del caucaso è un cane di razza gigante, che in Cina esiste esclusivamente per fare la guardia (quindi viene tenuto a catena e in box) oppure per essere mangiato (proprio perché è grande e ha tanta carne), ma non è tenuto come animale domestico, anzi è illegale tenerlo in città.

Per questo motivo, oltre che per i costi e per l’impegno necessario a cercargli un’adozione in campagna, la clinica aveva deciso che da lì a tre giorni, se non avesse trovato una sistemazione, sarebbe stato mandato in canile. 

Ovviamente sia io che Stefano sapevamo bene che in tre giorni sarebbe stato impossibile trovargli casa, soprattutto in Cina, e quindi dovevamo trovargli uno stallo e poi cercagli una casa all’estero.

Lui in stallo non lo poteva prendere, per ragioni personali, per cui la domanda finale è stata: “Lo prenderesti tu?”.
Lì per lì, non sapendo cosa rispondere, ho preso tempo. Ho pensato a cosa fare: Seba era il mio primo cane, il cucciolo era un maschio, e da quello che avevo sentito dire la sua una razza non semplice. Ho parlato con un paio di amici chiedendo consiglio, ma alla fine ho seguito il mio istinto.

Sono andata a vederlo di persona, e mi sono fatta subito intenerire dal suo aspetto peluchoso e dolce.

Il giorno dopo ho portato Seba in ospedale per un primo approccio e non si sono sbranati a prima vista, per cui ho deciso di fare un tentativo e tenere in stallo il cane, almeno fino a quando avrebbe trovato una famiglia. L’ho chiamato Orso, ispirata dal suo aspetto, e l’ho portato a casa.

Da quel giorno sono iniziati 3 mesi di tenerezza e amicizia.

Orso e Seba hanno subito sviluppato un forte legame, che mi ha fatto capire quanto fosse importante per Seba avere un cane vicino (e non solo un’umana che per quanto legata aveva una capacità di comunicazione limitata).

All’inizio, da bravo cucciolo ancora non vaccinato, Orso non ha risparmiato escrementi di ogni genere in casa; peccato che pesasse quanto Seba già a 2 mesi e le cacche erano enormi.

Dopo aver fatto tutti i vaccini e un bel lavaggio a secco a casa, per togliere la puzza immonda che emanano i cuccioli mai lavati, finalmente ho potuto portarlo fuori.

Orso si è rivelato intelligentissimo in poco tempo: amante dei giochi con gli altri cani e con gli umani, non un grande camminatore, ma del resto i cuccioli di cane così grandi impiegano parecchio tempo a stabilizzare ossa e articolazioni, quindi va tutto rallentato.

La vita insieme è proseguita felice e senza troppi intoppi: mentre stava da me in stallo, continuavo con l’aiuto di qualche amico a cercargli casa, perché sapevo che se fosse rimasto con me, non sarei stata in grado di gestirlo da adulto, e soprattutto di gestire il suo rapporto con Seba che per quanto piccolo, ha un caratterino dominante per niente facile.

La cosa difficile degli stalli è proprio cercare di non affezionarsi in modo irreversibile, perché poi quando il cane se ne va, lascia un vuoto incolmabile nel cuore, come se un pezzetto ne fosse stato strappato.

Tutte le richieste di adozioni in Cina si sono rivelate improbabili e problematiche, mentre dall’Italia arrivavano numerose richieste, tutte più o meno valutabili.

Bisognava portare Orso in Italia, per avere il meglio, ora mancava solo l’aereo “Lucano”.

Stendiamo un velo pietoso sul bagno di sangue, tempo e sudore che io e il mio portafoglio abbiamo fatto per sbrigare le pratiche burocratiche. Dedicherò un altro articolo psichedelico al processo che bisogna seguire per far scappare un cane dalla Cina.

Salto in avanti: aeroporto, insieme al mio coinquilino, che è venuto ad aiutarmi.

Per miracolo e fortuna ero riuscita a prenotare l’ultimo volo diretto per l’Italia che prendesse cani, perché da lì a poco ci sarebbe stata la famigerata decisione del presidente italiano di chiudere tutti i voli diretti dalla Cina, causa pandemia.

Evidentemente Orso era destinato ad arrivare in Italia, o io sono stata ripagata per la buona azione che stavo compiendo, perché anche il check-in è andato liscio come l’olio.

Le hostess sono rimaste ammaliate dal peluchone di 27 kg che stavo imbarcando, hanno fatto poche domande e sono state gentilissime per tutto il processo.

Durante il viaggio l’angoscia è stata tanta, pensando ai rumori che Orso poteva sentire, nuovi e amplificati, tutte le sensazioni sconosciute, e al luogo angusto in cui si trovava. Ogni movimento del carrello, ogni turbolenza, ogni ondata d’aria mi faceva immaginare Orso tremante e impotente nel suo trasportino.

Per fortuna il viaggio era diretto, e siamo atterrati presto, sani e salvi. All’arrivo, dopo aver superato tutti i controlli, sono arrivata al ritiro bagagli, e tra i bagagli speciali, Orso era già lì! Mi sono emozionata nel vederlo: era sano, salvo, piagnucolone, ma non traumatizzato. Un vero guerriero, come Seba quando si è trovato a fare il viaggio da solo!

Ho atteso i bagagli e sono andata a sbrigare le pratiche doganali, con i controllori che si sono rivelati simpatici quanto “sabbia nelle mutande” (cit.). Purtroppo, non potendo alienarmi quelli che ci avrebbero fatto passare, ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e ascoltare senza ribattere i loro lunghi sproloqui e battute sarcastiche sulla Cina, la pandemia, cani come cibo e i soliti luoghi comuni che ti aspetti dall’essere umano, meno che medio.

Usciti finalmente dai controlli, abbiamo trovato mio padre, la moglie e mia sorella, che erano venuti a prendersi il trasportino, visto che era talmente grande che nella macchina che avevo affittato per l’occasione non entrava.

Così con Orso a piedi e il valigione sono andata a ritirare la macchina in affitto e via verso l’Air BnB.

Tutto in affitto perché non c’era verso di far stare cane, trasportino e bagagli in una macchina (o in una casa se è per questo).

Una volta arrivati in Italia, l’adozione è stata facile.

Per prima cosa, Orso è andato a stare a casa di Beatrice, un’amica di mia madre, che ha sempre fatto pensione per cani di tutti i tipi, quindi sapeva come tenere Orso, oltre ad avere un giardino enorme in cui farlo divertire.

Grazie a Beatrice sono entrata in contatto con la Fondazione Prelz ONLUS e le persone che si occupano delle adozioni. Con loro ho conosciuto un mondo nuovo: il mondo del canile, dei cani poveri e abbandonati, e ho imparato a capire meglio quale cane fosse adatto a quale padrone.

Dopo diverse richieste di adozione risultate non adatte, finalmente un’adottante seria: Tiziana, educatrice cinofila a Campagnano, con un branco di altri sette cani, tra cui una femmina di pastore del caucaso, e innumerevoli gatti.

Dopo averla incontrata e averla sentita parlare, mi sono convinta che fosse più che perfetta, e non guastava che abitasse vicino casa mia!

Oggi Orso è diventato un cagnone di 70 e più kg e vive felice e contento con Tiziana, che lo ha aiutato a diventare la migliore versione di se stesso!

Questo articolo ha un commento

  1. Daniela Limatola

    Bella storia!!! Sei stata proprio brava, e determinata,superando difficoltà, anche economiche e facendo un bel salto nel vuoto ( quando l’hai portato con te. )

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