Un nuovo capitolo

  • Autore dell'articolo:

Vi ho lasciato al termine della Sebasseide (se non l’avete ancora letta, munitevi di fazzoletti e correte a leggerla) che finalmente ho ritrovato Martina! Quello che non avevo scritto, per non farvi piangere troppo a lungo e tutto insieme, è che appena l’ho vista, non sono riuscito a trattenere il pianto. Ho iniziato a saltellare e piagnucolare, non riuscivo nemmeno ad abbaiare tanta era l’emozione. Le giravo tra le gambe, l’annusavo, la leccavo tutta, non l’avrei mollata mai più, le sarei stato appiccicato come solo un cane con paura di essere abbandonato sa fare.

Ora che si è risolto il mistero di Martina, devo cercare di capire dove siamo. Sento che gli umani che mi stavano accudendo sono molto emozionati, sorridono alla mia felicità e abbracciano Martina per salutarla, devono essere dei parenti. Dopo pochi minuti di questi saluti però, mi rimette in macchina, sui sedili dietro… Ma come? Non ci vediamo da tutto questo tempo e mi mette sui sedili di dietro? Piagnucolo un po’, vorrei andarle in braccio, ma appena parte la macchina assumo la mia posa sicura: sdraiato sui sedili.

Ormai non mi chiedo nemmeno più dove andiamo, l’importante è stare con lei.

Martina guida un po’ e poi si ferma di nuovo. Appena ci fermiamo salto in piedi e ricomincio a piagnucolare per andarle in braccio, arrivo persino a leccarle l’orecchio, voglio che mi dia più attenzione possibile. Scende dalla macchina, viene dietro con me! Ci sono riuscito, ho vinto… Per pochissimo! Dopo soli 5 minuti di coccole Martina scende nuovamente dalla macchina e al suo posto sale una signora più grande di lei, che subito riconosco come sua parente: ha gli stessi modi gentili e quella pienezza d’amore sconfinato che sento anche in Martina. La signora è gentile, mi tiene in braccio e mi accarezza, mentre Martina si rimette al volante e guida nella notte.

Passato un po’ di tempo la macchina si ferma. Dovremmo essere arrivati: vedo Martina che scende e prende delle valigie; mentre l’altra signora (che nel frattempo ho scoperto essere la madre) prende una borsa e ci segue.

Sicuramente non siamo più in Cina, e non siamo nemmeno nel posto con la neve in cui ero passato; e so che non ci troviamo dove sono atterrato, perché non ci sono i signori che mi hanno accolto (che poi ho scoperto essere il padre di Martina e la moglie), e perché dove sono ora ci sono molte meno macchine e l’aria è più fresca e pungente. Siamo in un posto diverso: piccolo, pulito, con tanti gatti randagi e tanta natura. Dopo aver posato valigie e borse in una casa, siamo subito usciti per una passeggiata serale. Sembra tutto così vecchio: non ci sono grattacieli, non ci sono palazzi in vetro; è sera e non ci sono persone in giro, sembra una città vuota.

La passeggiata dura poco, torniamo in quella casa e vedo che Martina sistema le valigie, a quanto sembra rimarremo qui. La notte passa veloce e io dormo nel letto con Martina e la madre. Non lo facevo prima, ma ora non la voglio perdere di vista: ho deciso che piangerò quando se ne va e se sta a casa le starò appiccicato ogni singolo minuto. Non so quanto durerà, sono abbastanza indipendente, ma adesso non mi sento completamente me stesso. Nonostante la gioia di rivedere Martina, sono insicuro della situazione e molto confuso.

La mattina mi sveglio insieme a Martina e quando apre le finestre vedo uno spettacolo mai visto prima: invece di palazzi e persone, davanti a me una distesa verde, sotto di me altro verde e cavalli. Abbaio per avvertirli che ora ci sono pure io.

Martina si veste e con la mamma usciamo a fare un giro. Il paese è piccolo e grazioso, adesso c’è un po’ di gente in giro, e sembrano tutti molto amichevoli.

Sento che Martina è tranquilla e sono sicuro che piano piano anche io tornerò in me, tutto sommato non si sta tanto male qui!

Lascia un commento