Vita da Cani in Cina

Sono settimane, anzi mesi, che provo a scrivere un articolo su come è stata la mia vita in Cina. Scrivo e cancello, scrivo di nuovo, faccio leggere ad amici, ma poi cancello di nuovo. Come si fa a parlare in un articolo di un blog di 10 anni di cambiamenti, spostamenti, turbamenti emotivi, lavori disparati ed esperienze uniche nel loro genere? Non credo che la gente abbia dimensione di quella che è la vita in un altro mondo quando casualmente chiede: “Com’è vivere in Cina?”.

C’è gente che ha vissuto in Cina più di 20 anni, senza mai uscire da Shanghai (la città meno cinese e più internazionale), non parlando una parola della lingua, facendo una vita da privilegiati, che chiaramente non è la vita “tradizionale” cinese; così come c’è gente che appena arrivata è stata catapultata nella realtà rurale del paese e che in tre anni ha vissuto molto più intensamente la vita locale rispetto allo straniero che non esce dalla sua “comfort zone” occidentale.

Personalmente credo di aver vissuto un po’ in entrambi i modi. I primi anni mi sono immersa nella cultura e nella vita locale: vivevo con cinesi, uscivo con cinesi, lavoravo con cinesi; avevo pochi (ma buoni) amici occidentali che vedevo giusto quando avevo bisogno di prendere una boccata d’aria, tornando in un mondo a me più familiare. In quel periodo guadagnavo poco facendo i lavori più disparati: ho “recitato” la parte di una cuoca proveniente dall’Alaska, ho presentato uno spettacolo teatrale di un’amica francese, ho assunto il ruolo di responsabile per una società farmaceutica americana. Un’esperienza unica vissuta nel secondo anno di Cina, è stata vivere a Ordos, la città fantasma, creata nel 2001 riunendo due villaggi, dove ho vissuto 5 mesi dei totali 9 senza elettricità né acqua, e a 30 gradi sotto zero.

Gli ultimi 4 anni ho invece assaporato la vita del nababbo occidentale: mi sono spostata a Shanghai, ho trovato un lavoro stabile e con un buono stipendio, ho affittato una casetta carina in super centro e mi sono circondata di amici occidentali, per lo più italiani. Ogni sera era una festa, tra aperitivi, cene, discoteche, la vita assomigliava molto di più a quella americana che non a quella europea: superficialità nei rapporti e lavoro come priorità assoluta, quando non si lavorava si faceva di tutto e di più pur di non stare da soli.

Tra le varie cose per tamponare la solitudine che ti attanaglia quando vivi in una metropoli così superficiale, grande e dispersiva, prendere un cane è sicuramente quella migliore. Personalmente ho sempre voluto avere un cane, ma non avevo mai raggiunto le condizioni ideali di stabilità economica e abitativa. Finalmente a Shanghai mi sembrava di avere trovato una situazione ideale: lavoro stabile, casa bella e centrale, amici che non sarebbero partiti dopo pochi mesi. Tutto sembrava indicare che fosse il momento di prendere un cane, e così dopo qualche ricerca tra associazioni varie ed eventuali, ho preso Seba.

“L’hai salvato dal ristorante!” è la cosa che mi sento dire più spesso quando dico che l’ho adottato, e la mia risposta è sempre la stessa “Nessuno lo avrebbe mangiato piccolo com’è. L’ho forse salvato dalla morte in canile”. Ridimensioniamo come prima cosa la presenza della carne di cane nell’alimentazione cinese: i cinesi mangiano la carne di cane? Sì, ma non tutti e sempre meno. L’usanza della carne di cane è stata portata in Cina dai coreani ed è diventata popolare perché facilmente accessibile, soprattutto nelle zone povere e senza risorse. Il famigerato e tanto odiato festival di Yulin ha sempre meno consenso anche tra i cinesi e i giovani lo protestano a voce ogni giorno più alta; ci sono molte associazioni che lavorano instancabilmente per fermare lo scempio non solo di Yulin, ma dei mercati di carne viva in generale, e di generazione in generazione si andrà sempre a migliorare. A oggi la carne di cane non è quasi più consumata, se non nelle zone povere del freddo nord e del caldo sud, ma il cane ormai è visto come un animale domestico e da compagnia, ed è riconosciuto anche dal governo come tale.

Nelle grandi città ormai si è passato da un eccesso all’altro, e ci sono cani con vestitini e zainetti, tenuti in braccio e trattati come fossero bimbi umani. Proprio come in Occidente.

La vita dei cani in Cina al giorno d’oggi oscilla tra il cane randagio e il cane-umano con la sacrosanta via di mezzo del cane che viene trattato come cane pur vivendo in casa.

Quindi com’è la vita dei cani in Cina? Come per gli esseri umani non si può parlare di uniformità, ma dipende dalla città/zona in cui vive e dal padrone.

Nelle zone rurali della Cina, per esempio, i cani sono tenuti generalmente come randagi, ovvero senza guinzagli né catene, liberi di girare come vogliono, non vengono accuditi né lavati e raramente portano il collare; a seconda della casa in cui vanno, possono trovare da mangiare, da bere o grandi pedate nel sedere. Quando con Seba e la nostra amica Baozhu siamo andati a Chongming Island, abbiamo subito notato che i cani erano i guardiani del cortile, e bastava passare davanti casa perché loro uscissero dal cancello abbaiando per farti andare via.

Per la città, invece, è tutta un’altra storia: ogni cane deve avere il tesserino di registrazione in polizia, che viene ottenuto dopo aver messo il micro-chip e aver fatto i vaccini; a ogni indirizzo può essere registrato massimo un cane (tipo la vecchia legge del figlio unico); inoltre, in centro città le razze considerate “pericolose” (pit-bull, mastini tibetani, rottweiler, doberman e simili) sono vietate, anche se poi si trovano lo stesso e la gente, facendo attenzione, le tiene senza registrazione. I randagi sono molto poco tollerati e se la polizia trova, seguito denuncia o autonomamente, un cane da solo senza targhetta e soprattutto senza registrazione in polizia (e questo vale anche per cani con padrone ma non registrati), è direttamente la strada per il canile. Se poi il cane è tanto fortunato da essere ritrovato dal padrone, allora basterà pagare per riportarselo a casa, altrimenti dopo un po’ di tempo in canile c’è la soppressione. Anche in Cina, come in tanti altri paesi, i cani che stanno troppo tempo in canile vengono soppressi; al contrario di altri paesi però l’uccisione in Cina è spesso brutale e in alcuni casi vengono bruciati vivi. Negli ultimi anni sono nate tante associazioni, fondate soprattutto da stranieri, che si occupano di adozioni nel paese e all’estero, ma anche di stalli, vista la carenza di canili privati; come in tutti i paesi poi ci sono gli amanti degli animali, privati che si occupano di togliere i randagi dalla strada, curarli e cercare per loro una famiglia del cuore. Seba l’ho trovato proprio tramite una ragazza cinese che raccoglie tutti i randagi che trova e a sue spese li cura e li mantiene.

Una volta ho conosciuto una signora che aveva in casa (con un piccolo cortile) una quindicina di cani e una ventina di gatti, tutti raccolti per strada. Anche in Cina ci sono questi eroi anonimi.

Fin qui direi tutto molto simile agli altri paesi, nel bene e nel male, ma arriviamo alla vita pratica, cosa può fare e dove può andare un cane in città? La risposta in breve sarebbe “da nessuna parte”. In città i cani non sono ammessi su nessun mezzo di trasporto: una volta mentre aspettavo un’amica ho sceso le scale della metropolitana con Seba, non sono nemmeno arrivata davanti ai tornelli, che mi sono trovata davanti un poliziotto e una guardia della metro che urlavano che non potevo stare lì con il cane. L’unico modo per muoversi in città con animali è tramite taxi normale (anche se non tutti accettano cani), uber cinese (anche in questo caso non tutti accettano animali quindi meglio scriverlo in nota quando si prenota la macchina), taxi appositi per il trasporto cani (che generalmente costano di più di un taxi normale e sono molto sporchi), oppure, come facevamo Seba e io, con il motorino elettrico, anche se in questo caso non si possono percorrere distanze troppo lunghe.

In città i cani non sono ammessi nei parchi: i parchi cinesi sono creati e mantenuti per esseri umani, i cani sono ammessi in pochissimi spazi verdi, molti dei quali clandestini, e c’era solo un parco che aveva due aree cani, ma mi è stato detto che anche quello ha chiuso. Con Seba per lo più passeggiavamo per le vie della città, ma tutti i giorni andavamo a giocare nella piazza davanti al grattacielo con il consolato italiano (a due passi da casa), che pur essendo in mezzo a quattro strade trafficate, era il punto di ritrovo dei cani della zona e la mattina presto o la sera dopo le 18:30 lasciavamo i cani liberi senza guinzaglio. La mattina presto ci capitava di andare in un parchetto a circa 15 minuti a piedi da casa, dove in teoria non si sarebbe potuto lasciare i cani liberi, ma in pratica quando non c’erano i giardinieri che sbraitavano li lasciavamo senza guinzaglio. Negli ultimi mesi di permanenza in Cina abbiamo conosciuto una ragazza con una labrador che ci ha fatto conoscere il “giardino segreto” di un albergo, sempre a due passi da casa, è diventato presto il nostro posto preferito.

A livello di vita mondana, bastava che il ristorante o il pub avesse uno spazio esterno e i cani erano ammessi. Quante serate di aperitivi o cene che si è fatto Seba, un vero cane di mondo! Per fare un ulteriore esempio di cosa intendo quando parlo di “nababbi occidentali privilegiati”, perché sono occidentale ma anche perché Seba è piccolo e non abbaia, spesso riuscivamo ad entrare in ristoranti dove normalmente i cani non erano ammessi. Ovviamente nei negozi, nei musei e nei centri commerciali, i cani non sono ammessi, che, secondo me, non è del tutto un male.

Per quanto riguarda le escursioni, il problema principale è che il paese è così vasto che solo per uscire dalla città in macchina ci vogliono almeno 3 ore! Per andare a Chongming Island, alle porte di Shanghai, abbiamo dovuto affittare una macchina (con conducente) apposta e abbiamo impiegato 3 ore; per la gita al Thousand Islands Lake siamo andati in pulmino con un gruppo organizzato e ci sono volute 6 ore ad andare e 6 ore a tornare.

Come nota finale partirei con un luogo comune: “i cinesi sono ottimi business people”. Nel caso dei quadrupedi questa qualità si è realizzata non solo nella vendita di accessori di ogni tipo e genere (esiste persino un sacchetto che si attacca alla coda del cane e raccoglie automaticamente la cacca = tortura), ma anche e soprattutto nel fiorire di toelettature, pasticcerie per cani, pensioni/asili giornaliere o per lungo periodo e servizi di trasporto. Insomma, anche in questo caso si è aperta una nicchia dove si può monetizzare la qualunque.

In conclusione, le città della Cina non saranno pet-friendly nel classico senso della parola, ma offrono ogni tipo di servizio per i quadrupedi, e un cane in città non vive certo male, ma sicuramente vive una vita molto diversa da quella che vivrebbe altrove.  

 

E non dimentichiamo i gatti…

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